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Emocoscienza Memorie di una decadenza Ci avete creato con tutto l'odio che conoscevate. Ci avete creato per dare una spiegazione a quel malessere sentimentale che chiamate "vita", contrapposta alla giustificazione del pensiero di morte che presto comincia ad albergare nella vostra esistenza. Ci avete dato dipendenza da essa, connessa ad una superiorità malvagia e decadente, che ci ha portato a sfiorare gli dei e a trattarvi come un gregge. Vi odiamo, ma non possiamo stare senza di voi. Ora vi costringerò all'ascolto della mia cantilena mortuaria, delle mie parole decadute che vi racconteranno di una polvere maledetta dalla morte e dalla vita, di cui ora è priva, per sempre. Queste sono le mie memorie, le memorie di un vampiro. I Ogni volta che quel disco incandescente smette di splendere, altri occhi cominciano ad ardere d'inferno. Il flemmatico avvicendarsi di movimenti misurati e simili ogni volta sono il preludio del risveglio da un torpore forzato. Non ricorda più il giorno in cui cominciò questa maledizione, in cui l'ultima stilla di speranza si tramutò in odio e disperazione, l'unico nutrimento ammesso da una mente ferita e distorta per l'eternità. Arso da una sete senza rimedio, anche questa notte avrebbe bevuto dal calice pieno di linfa rossa, sostituendosi alla falce della morte: una sola vittima, come sempre. Il divertimento stava nel far crollare ad una ad una ogni certezza, ogni presunta verità, come le mura di una città di fronte ad un esercito di laboriosi ed infaticabili fanti. Ogni occhio che incrociava tendeva a dilatarsi sempre di più, fino alla connotazione di una paura senza eguali, immortalata dall'ultimo respiro, mentre il cuore veniva strappato ancora vivo da quello strano essere così interessante, che ora sembrava una bestia affamata, la peggiore delle bestie. Ad ogni morso di quella materia pulsante avvertiva il senso di stupro che la sua vittima, nell'ultimo disperato rantolo, stava provando. Era lì che la vita e la morte, quelle due maledizioni contrapposte, venivano irrimediabilmente a contatto: ogni notte non cercava che quella sensazione di doloroso sballo che gli provocava il contatto con il sangue, simbolo di quella fragilità che ogni vivente porta con sé. Nella sua silenziosa ricerca incontrava ogni tipo di soggetto. Una strada infatti offre moltissime possibilità. Ad ogni angolo si può vivere un'esperienza diversa, ogni lampione è la descrizione di tutta una serie di particolari che raccontano la vita di una persona, del soggetto che ci passa sotto. C'è una donna che cammina per strada. Ogni passo è un secondo che scorre, scandito dal rumore secco del tacco che sbatte sul cemento logoro del marciapiede. I suoi lineamenti provocanti raccontano piacevoli sensazioni, voluttuosi assaggi, e questi pensieri fugaci ed effimeri, fatti di flash pieni di desiderio, spingono i passanti a girarsi per seguire ancora per qualche metro i movimenti della donna e sognare ancora, prima che diventi solo un altro ricordo, un'altra bellissima irraggiungibile figura che aumenta solo la frustrazione dell'uomo comune. Per stasera sarà lei la preda. Ogni gesto risulta musicale, caratterizzato da una bella imperfezione, da un'asimmetria armonica, causata dalle più varie delle nature fisiche. Certamente un essere che normalmente instillerebbe una serie d'insicurezze in un uomo che tenta un approccio per la prima volta, non per un essere presumibilmente senza sentimenti. Bastava solo avvicinarsi e cominciare la solita forbita manovra d'accerchiamento, un pavoneggiamento nascosto da belle parole, che appicca fuochi di passione, temporali emozioni, che non possono predire la paura che verrà. Così, dopo un lento pedinamento, avvenne il primo assalto in una strada deserta come tante altre. Prima di cominciare, però, la guardò negli occhi: affascinante in quell'azzurro lucente, intrigante. Sentì quel mancamento che provava di fronte alla dirompente forza dell'esistenza. Un attimo che lo riportava a ricordi di un'altra vita, che gli fece scappare un sospiro, ultima eredità dell'umanità ormai fuggita. Pochi scambi di parole prima di capire che aldilà dell'incredibile bellezza estetica si celava un vuoto enorme, fatto di una fragilità che spingeva al riso. E non smise di ridere neanche dopo che la squartò con due colpi ben assestati al ventre, consumando il suo pasto con gusto. La solita maledetta illusione che finisce.
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